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Scritto da giuseppe vezzoni
A. Versilia
10 Febbraio 2024

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Dal 2004, con l'istituzione del Giorno del Ricordo, si è posto fine al vulnus volutamente inferto alla conoscenza e alla memoria collettiva per difettare l'attenzione sulle foibe, i crimini commessi dal 1943 al 1945 in Istria, Dalmazia Venezia Giulia dai partigiani di Tito spalleggiati dai comunisti locali. Fu una resa di conti spietata per soddisfare la sete di vendetta dopo i criminali comportamenti compiuti dai fascisti e dai nazisti contro la popolazione slava.
Oltre alle migliaia di uccisioni, col Giorno del Ricordo si ricordano le crudeli espropriazioni di beni e di affetti tramite la costrizione a un' emigrazione terrorizzata dalla pulizia etnica di migliaia di profughi dai confini orientali dell'Italia privata di alcune parti del suo territorio. Profughi che neppure in Patria trovarono quell'accoglienza benevola che si attendevano, alla stregua dei militari italiani che rientrarono dai vari scacchieri bellici. Tutti guardati con diffidenza e considerati degni di subire l' emarginazione fascista. Come le vittime delle stragi nazifasciste, così anche quelle delle foibe e i profughi dei martoriati territori orientali hanno conosciuto decenni di silenzio: le prime per agevolare interessi geopolitici che l'azione della giustizia avrebbe alterato irrimediabilmente, le seconde per una impostazione della politica comunista italiana determinata a non farsi carico, neppure moralmente, di queste orrende e sommarie esecuzioni comuniste utilizzando le viscere carsiche dei luoghi ma anche i fondali del mare. Crimini distinti, assolutamente da non confondere storiograficamente ma doverosamente da conoscere, perché la vittoria sul nazifascismo non determinò per tutti l'agognata libertà ma, per una parte di italiani, fu la prosecuzione di una crudeltà messa in atto dal totalitarismo comunista. Le vittime delle foibe e gli esuli sono i testimoni di questa drammatica situazione italiana che da vent'anni si ricorda nel Giorno del Ricordo.
 
« I crimini contro l'umanità scatenati in quel conflitto - affermava così il 10 febbraio 2021 il presidente Mattarella - non si esaurirono con la liberazione dal nazifascismo, ma proseguirono nella persecuzione e nelle violenze, perpetrate da un altro regime autoritario, quello comunista. » Con questa dichiarazione il Capo dello Stato riconfermava quanto aveva dichiarato il 29 febbraio 2020 a Sant'Anna di Stazzema, ossia che in Italia ha operato un negazionismo finalizzato a nascondere alla storia il crimine contro l'umanità delle foibe così come la verità delle stragi nazifasciste.
 
Da Mulina di Stazzema, luogo della strage nazifascista del 12 agosto 1944, ma anche dell'altra faccia della medaglia su come si "onora" la memoria delle vittime della frazione, questo pensiero per commemorare le vittime delle foibe ed esprimere solidarietà agli esuli che hanno dovuto aspettare più di mezzo secolo prima di riuscire a far emergere il loro strazio dalla foiba virtuale ma terribilmente vera che fino al 2004 ha nascosto questa drammatica esperienza vissuta da decine e decine di migliaia di italiani. Se è vero che la Repubblica Italiana ha posto nelle sue fondamenta il Mai Più alle pagine buie dei lager, dei gulag, delle stragi nazifasciste e della pulizia etnica delle foibe scritte dai totalitarismi del nazismo, del fascismo e del comunismo , tuttavia non si può omettere che ha consentito che per decenni, oltre alla mancata giustizia, se ne alterasse la piena conoscenza delle tragedie causate dalla barbarie nazifascista e quella comunista attraverso la formazione, ha affermato oggi il Capo dello Stato nella commemorazione avvenuta al Quirinale « di un muro del silenzio e dell'oblio - un misto di imbarazzo, di opportunismo politico e talvolta di grave superficialità. »
 
Giuseppe Vezzoni
 
Responsabile del Gruppo Labaro Martiri di Mulina
 
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