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Scritto da Fabrizio Perotti
Cultura
08 Febbraio 2024

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Quello che è stato scritto prima dell’anteprima di questa nuova pubblicazione di Enrico Vannucci, che si è tenuta nella splendida cornice della “Fondazione Catarsini 1899”, non potrà mai trasmettere le emozioni ed i sentimenti che sono scaturiti dalla sua personale presentazione tenutasi nel contesto artistico e quanto mai suggestivo che solo la casa natale di Alfredo Catarsini avrebbe potuto offrire.

I partecipanti presenti al secondo incontro delle “Anteprime alla Fondazione”, sono stati rapiti dalla commozione con cui Enrico Vannucci ha parlato di suo padre come “quell’uomo qualunque” che lui, Enrico, avrebbe voluto far conoscere ai propri fratelli, figli e nipoti. Tanto basterebbe di fronte ad un uomo che ha subito, e serenamente accettato, la condizione di prigioniero delle truppe inglesi nell’estate del 1945. Quella serenità, in un contesto dai risvolti tremendamente tragici, era frutto del suo estro e della sua grande vena artistica che, nonostante tutto, gli permisero di disegnare e dipingere. Questo perché, al di là dell’oceano, c’era il grande amico Alfredo, il faro che illumina le notti buie di un marinaio in mezzo al mare. Tra di loro una grandissima amicizia e tanta stima reciproca. Quella stima che, nel giovane Vannucci, era esplosa alla vista della fotografia che Catarsini gli aveva inviato ed aveva come soggetto le “Donne nel rifugio antiaereo”, che fu esposto alla Biennale di Venezia del 1942. “Dico solo che quando si è varcata la soglia della Biennale Veneziana - scriveva Bocco Vannucci – vuol dire essere in cima ad una tanto agognata vetta, e tu Alfredo hai lottato ma poi hai vinto”. A fare gli onori di casa per questo nuovo appuntamento è stata Elena Martinelli, presidente della Fondazione Catarsini 1899, affiancata da un’impeccabile Elena Torre, giornalista e scrittrice di romanzi, per l’occasione moderatrice della serata che ha visto, tra gli altri partecipanti, Adolfo Lippi, noto giornalista, scrittore e regista nato a Viareggio, e Claudia Menichini, responsabile dell’archivio storico della Fondazione da cui sono state raccolte le conversazioni epistolari tra Vannucci e Catarsini.” Il tema dei conflitti e delle guerre è un messaggio universale ma ciò che unisce il pensiero e le opere di questi due artisti sono i concetti della speranza e del ritorno – dice Elena Torre - Queste due grandi tematiche sono centrali sia nelle produzioni di Catarsini che nel libro di Enrico Vannucci”. Il Libro di Enrico Vannucci è molto intimo, ma con quale animo, con quale predisposizione e con quale attenzione è stato concepito? “Mio padre è stato un uomo molto schivo – sottolinea l’autore – una persona buonissima che però non ha mai esternato platealmente tutti i suoi sentimenti. Non ha mai parlato di quello che ha passato negli anni della prigionia. So per certo che ha avuto amici veri, grazie ai quali ha potuto superare momenti difficilissimi. Ho fatto un grande regalo a me stesso, recuperando 9 anni della sua vita a me sconosciuti grazie al quale ho scoperto il vero Carlo (Bocco) Vannucci”. L’autore ha poi spiegato la complessa, ed in alcuni casi addirittura fortunata, opera con cui è riuscito a ricostruire gli anni della prigionia, prima in India e poi in Australia, di suo padre. Le anticipazioni sulle vicende narrate nel libro non sono state completamente svelate ma ciò che si evince dalle sue parole è la molteplicità di momenti tragici che il grande carrista viareggino ha dovuto superare fino al momento del suo rientro in Italia. Come può quindi una persona che ha subito tanto affrontare il carnevale e fare delle costruzioni dove vengono rappresentate l’allegria e la spensieratezza nella sua forma più assoluta, con tutta l’amarezza racchiusa nel proprio animo? “Il carnevale è follia – dice Adolfo Lippi – e se non lo si capisce non si può comprendere come Bocco Vannucci, uomo che ha avuto queste esperienze drammatiche e tragiche, torni a Viareggio vittima di depressione, e realizzi un carro straordinario su Lorenzo il Magnifico dal titolo “Chi vuol esser lieto sia”, uno dei carri più belli degli anni ’50, che esprimeva una voglia di vivere entusiasmante, di Firenze come di tutta l’epoca rinascimentale italiana”. Se non si capisce il rapporto tra follia e carnevale non si può capire perché poi questo diventi triste e tragico. Il carnevale è una rottura dell’anno e capovolge il rapporto tra l’uomo e la società. Il servo si veste da padrone e viceversa, con un rovesciamento di ruoli. Vannucci torna dalla prigionia in Australia ed anziché piangersi addosso realizza dei carri straordinari, frutto di follia o di depressione ma, come nella vita di tutti i giorni nella sua banalità e tragicità, con qualcosa che rompe gli schemi tradizionali per renderla migliore. Alla fine della presentazione del libro, in uscita il prossimo 14 febbraio, è stato messo a disposizione dei presenti un buffet cui è seguito un brindisi di buon augurio tra tutti i partecipanti

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